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A Scario il collaudo di un armo velico tradizionale duplice, latino ed aurico



All'inizio del mese di giugno Scario ha ospitato un evento particolare, il collaudo di un armo velico tradizionale duplice, latino ed aurico, per il gozzo “New horizon”.

A raccontare l'esperienza a Pyros sono proprio i promotori dell'iniziativa, la dott.ssa  Concetta Papa ed il compositore-organista, maestro Giuseppe D’Errico che, con una lettera (che pubblichiamo integralmente con le foto delle giornate) ringraziano tutta la popolazione di Scario, "che da oggi in poi occuperà un posto speciale nel cuore degli organizzatori", per il "commovente, impagabile ed impareggiabile supporto morale e la calorosa accoglienza riservata, senza la quale non sarebbe stata possibile la riuscita del collaudo".

Nei  giorni 1 e 2 giugno, Scario, la maggiore frazione del comune di San Giovanni a Piro, “scrigno” del Parco nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni che sorge sulla chiusura ovest del golfo di Policastro, meta turistica di rilievo per la qualità delle sue acque e la sua posizione, è stata l’incantevole cornice di un evento culturale unico nel suo genere: il collaudo di un armo velico tradizionale  duplice, latino ed aurico per il gozzo “New horizon”.

La scelta del luogo non è stata casuale, ma frutto di un’attenta ricerca toponomastica e non solo, ad opera degli organizzatori dell’evento, la radiologa dott.ssa  Concetta  Papa ed il compositore-organista, maestro Giuseppe D’Errico, che hanno deciso di collaudare tale gozzo, proveniente da un cantiere “artificiale”, costruito dall’uomo, in un cantiere “costruito mirabilmente dalla natura”. Alcuni studiosi ,infatti, ipotizzano che l’attuale toponimo del termine greco “skarios” significherebbe “piccolo cantiere navale” più che derivare dal sincopato di “scarico” (inerente il carico e scarico via mare in assenza di normali vie di comunicazione terrestre e di mezzi idonei), o dal  termine greco “skaios” “poco propizio”, ”sfavorevole “perché terra di approdo dei greci di clistene nel 470 a.c. da una furiosa tempesta.

Il natante “New horizon” ormeggiato per l’occasione nel porto turistico di Scario presso la cooperativa “Mare blu” coordinata dal vice presidente Luca Giudice, è un gozzo in legno, la madre di tutte le barche mediterranee, una delle poche tipologie di barca sempre attuale, di origini levantine, insieme alla vela latina introdotta nel mediterraneo dagli arabi, riuscita a superare indenne gli ultimi sessant’anni di progresso tecnologico, le cui  caratteristiche molto marinare, nate dal giusto compromesso tra velocità e stabilità coniugatesi con forme armoniosamente raccordate da consentire un’eccellente manovrabilità, le hanno consentito di trovare spazio oltre che nella tradizione popolare come barca da lavoro anche nella nautica da diporto moderna come sinonimo di eleganza e raffinatezza. il gozzo ”New horizon” ha una lunghezza  di circa 6 mt “fuori tutto”e fu costruito negli anni ’80  dal “garbo” progettato, secondo le antiche tradizioni, da un mastro d’ascia di Santa Maria di Castellabate, Costabile Mileo, patriarca di una cantiere a conduzione familiare fondato a Porto Santo Stefano nel 1951.

I gozzo è stato poi recuperato ed utilizzato come barca da lavoro a Marima di Camerota da un mastro d’ascia cilentano, Vincenzo D’Angelo, conosciuto dai pescatori locali con il nome di “gongolino” ed acquistato nel 2015 dalla famiglia D’errico-Papa che, affascinata dall’eredità storica e dalla navigabilità di tale imbarcazione, ha deciso di  farne la materializzatrice di un sogno condiviso e l’eco di “nuovi orizzonti” dell’anima. Per rispondere a tali aspettative il gozzo è stato affidato al cantiere navale Aprea di Torre Annunziata, nato da una coraggiosa idea del Sorrentino Giovanni - Nino Aprea, che, pur nuovissimo e costruito all’insegna del risparmio energetico, è animato da maestri sapienti, intrepidi interpreti di un’antica, imperitura, arte mediterranea non  basata su disegni e formule matematiche se non l’occhio o l’uso di garbi, cioè modelli in legno dell’ossatura a grandezza naturale, di cui il maestro d’ascia conosceva e custodiva a mente tutti i segreti costruttivi, trasmettendola gelosamente  di generazione in generazione. Attrezzatore per barche d’epoca del cantiere è il perito navale, ingegnere Giovanni Caputo, che ne ha progettato l’armo, uomo dal “multiforme ingegno” e dal sapere enciclopedico, specializzato nell’armo delle barche a vela latina, collaudatore d’eccezione atteso con impazienza ed ospite d’onore di tale evento. Persona, tra l’altro, che vanta un curriculum d’eccezione: consulente tecnico e responsabile del laboratorio di restauro presso il Museo del Mare di Napoli, rappresentante italiano della ”Cofradìa  europea de la vela”, prestigiosa associazione  nata in Galizia nel 2000 a difesa dei valori e della cultura del mare, autore di libri sulla marineria e collaboratore per riviste del settore nautico.

il programma dell’evento è stato il seguente:

1 giugno:

10:00 aperitivo di benvenuto per il Maestro Caputo;

14:00 collaudo dell’armo velico latino;

18:30 S. Messa presso la Parrocchia dell’Immacolata, lungomare Guglielmo Marconi celebrata dal parroco di Scario don Antonio Cetrangolo con distribuzione del “pane del pescatore”, terminata con l’esibizione all’organo del maestro Giuseppe D’Errico;

20:00 rinfresco presso la cooperativa “Mare blu” - vice presidente Luca Giudice - il cui servizio è stato coordinato con maestria dal maitre partenopeo Biangio Bencivenga;.

2 giugno:

10:00-16:00 collaudo dell’armo velico aurico;

18:00 lezione con esercitazione pratica su attrezzature e metodi dell’arte marinaresca tenuta dal maestro Caputo;

19:00 benedizione del gozzo "New horizon" presieduta da don Adamo Caolo;

21:00 cena presso il ristorante Moses con degustazione delle prelibatezze locali.

Armatrice del gozzo è la dott.ssa Concetta Papa, napoletana, il comandante-timoniere è il maestro Giuseppe  D’Errico, promotori e materializzatori di un sogno condiviso: l’amore per il mare in generale ed il Mediterraneo  in particolare, la sua storia, i suoi valori, la necessità morale di preservarli e  il desiderio di condividere tale passione investendo moralmente -e non solo- sul Cilento e le sue risorse. A tale matrice culturale, infatti, appartengono i membri dell’equipaggio: Giovanni Santoro di Licusati alla randa, Gaetano Cammarano di Camerota al fiocco,  Giuseppe De Santis di Centola) ai gari e sartie. Commovente, impagabile ed impareggiabile è stato il supporto morale e la calorosa accoglienza riservata dalla popolazione di Scario, senza la quale non sarebbe stata possibile la riuscita del collaudo, che da oggi in poi occuperà un posto speciale nel  cuore degli organizzatori e da cui “New horizon” si è temporaneamente congedata issando e spiegando le sue vele nel pomeriggio del 4 giugno, diretta verso il porto di Marina di Camerota. Tale evento rappresenta la concretizzazione di un’iniziazione avvenuta nel settembre 2016 a Sorrento sull’esempio del comandante Giancarlo Antonetti, fondatore nel 2004 dell’Asso Vela a Tarchia, associazione tesa a riscoprire e valorizzare le antiche tradizioni marinaresche  attraverso il  recupero  ed il restauro di  imbarcazioni tradizionali locali oltre che il riutilizzo di percorsi velici e remieri alla scoperta di siti archeologici costieri (le barche d’epoca restaurate dall’associazione, attraverso il coinvolgimento di maestri d’ascia locali, sono infatti ormeggiate di fronte ai ninfei facenti parte della Villa imperiale di Agrippa postumo a Sorrento), conosciuto in occasione del corso di vela latina organizzato dall’associazione stessa e culminato con la partecipazione al trofeo per imbarcazioni d’epoca “Eduardo De Martino”di cui quest’anno si celebra il trentennale.  La speranza degli organizzatori dell’evento è, dunque, che esso possa rappresentare l’inizio di un progetto formativo, sportivo, sociale e di recupero culturale a più ampio raggio teso a rinvigorire il connubio tra uomo e mare che, cantato dai poeti nel corso dei secoli, è visibile e radicato ancora oggi negli “occhi” e nei gesti di chi quotidianamente lo incontra ed affronta “orizzonti sempre nuovi” così come il nome del gozzo sembra echeggiare.

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