Zazza

Simon Gautier e la sacralita' del silenzio



 Se fai il mio nome non ci sono più, chi sono?

La vita è bella… e quel posto ce lo ricorda, basta affacciarsi da quella terrazza per respirare l’essenza stessa della vita. Ciolandrea è così, ti entra nelle vene e te la porti dentro ovunque tu sia.

Quelle panchine sono un invito a contemplare il silenzio, in una società fatta di rumori in cui il silenzio è visto come qualcosa di negativo, di sbagliato, da evitare. Ogni volta che capita l'occasione di stare in silenzio, da soli o in mezzo agli altri, ecco che si tira fuori il cellulare, si comincia a digitare, a cercare, a “smanettare” senza senso, con l’unico obiettivo di riempire quel silenzio, di colmare il vuoto.

Ma il pianoro ci suggerisce l’esatto contrario, fa innamorare di quel senso di vuoto.

In queste ultime ore abbiamo scelto di abbracciare il silenzio, molte volte in questi 10 giorni avremmo voluto romperlo per dire qualcosa di positivo o qualcosa per cui valesse la pena aprire la bocca. Come potrebbe essere quella di dire “le verità”, senza arrogarsene diritti e virtù, ma semplicemente per dare un senso al diritto di cronaca troppe volte stuprato per fare clic. Fortunatamente Pyros vive di passione. Raccontiamo e scriviamo perché ci è stato tramandato il senso dell’informazione. 

Non siamo alla ricerca di alcun “tempio di Gerusalemme”, ognuno farà i conti con la propria coscienza, e l’attenuante specifica della morte dopo non molto, non esenta dall’individuare eventuali responsabilità. Le chiacchiere sono altra cosa.

Le nostre sono parole che oltre a narrare i fatti vogliono essere spunto di riflessione perché ciò che oggi è accaduto non si verifichi più e ci logora l’anima il fatto che per impartire una lezione a futura memoria la salma di un giovane uomo sia stata recuperata in un dirupo di uno dei tratti di costa più belli dell’intero globo.

Noi eravamo qui, siamo sempre stati qui, abbiamo visto con i nostri occhi e ascoltato con le nostre orecchie. E alcuni amici dell’informazione lo hanno fatto, raccontando la cronaca e seguendo da vicino gli eventi passo dopo passo. Funziona così. Altri hanno preferito il sensazionalismo per il gusto, poco deontologico, del romanzare.

È una brutta storia, una di quelle che non vorresti raccontare, perché in essa abbiamo visto riflettersi anche lo specchio della nostra società, di ciò che siamo e di quello che vogliamo far apparire.

È il 9 agosto quando giunge in redazione la notizia che un giovane francese è “disperso” nel Golfo di Policastro, probabilmente al di là del “riparo del Molare” nel cuore della “Masseta”.

Era stato lo stesso Simon Gautier ad allertare i soccorsi con una chiamata al 112, senza che la stessa fosse stata utile al fine di geolocalizzare l’escursionista.

Nelle prime ore gli inquirenti brancolano letteralmente nel buio alla ricerca di elementi utili dai quali far partire le ricerche, tanto è vero che “qualcuno” addirittura ipotizza sia tutta una farsa.

Intanto la locale stazione dei carabinieri con i suoi pochi uomini avvia le ricerche, viene allertata anche la Protezione Civile Gruppo Lucano ed un civile esperto di sentieristica locale. Ecco, nelle prime 48 ore sono state in 5/6 le persone sul campo ad effettuare le ricerche. L’elicottero giunge dopo circa 24 ore. Arrivano i vigili del fuoco e la forestale. Un gruppo di soccorritori si “perde” a sua volta perché la macchia mediterranea non lascia spazio all’improvvisazione. Quel lembo di costa lo devi conoscere, devi averlo calpestato palmo a palmo.

È il 12 agosto, a San Giovanni a Piro da diversi anni è il giorno del Palio delle Contrade, un giorno di festa per l’intera comunità. Quest’anno chi vi scrive si è trovato nella veste di presentatore e c’è un momento in particolare che ci ha lasciato il vuoto dentro, lo abbiamo ricordato a noi stessi nelle ultime ore e ci è stato fatto notare anche da altri.

Due delle persone più impegnate nelle ricerche erano in Piazza anche per dare il loro contributo alla manifestazione. Ci è sembrato opportuno ringraziarle per quanto stessero facendo e cogliere lo spunto per sensibilizzare popolazione e autorità ad infondere tutti gli sforzi possibili nelle ricerche, per quanto con il passare delle ore le speranze si assottigliassero. Quell’appello è caduto nel vuoto, quello sì cosmico. C’era il Palio e forse il ragazzo aveva voluto semplicemente far perdere le proprie tracce.

Il giorno seguente la situazione non cambia, cominciamo a porci degli interrogativi e vogliamo trovare almeno delle risposte. Ci mettiamo al telefono. Possibile che quel disperso non abbia ancora un volto dopo 4 giorni? Diamo la nostra disponibilità come giornale a fare da tramite per recuperare quante più informazioni possibili. Arriva la foto di Simon, chiediamo conferma e pubblichiamo nella speranza che qualcuno possa aver visto quel giovane, un nostro coetaneo partito alla ricerca della bellezza, dell’immensità e del silenzio.

La notizia viene ritwittata dai suoi amici francesi che si mettono in contatto con la redazione.

Una nostra giovane concittadina riconosce quel volto, lo avrebbe visto proprio sulla spiaggia della Molora (sulla quale effettivamente Simon trascorse la notte), e per tale ragione si reca dagli inquirenti. Ma quella pista, in un primo momento, non viene battuta.

Si ricorre all’ausilio delle telecamere, quelle installate nel Comune sono “semplici lettori di targhe”. Da Policastro arriva un primo fotogramma e grazie a qualche installazione privata spunta l’immagine di Simon a Scario. Sono già passati 4 giorni.

È solo il 14 quando arriva un primo comunicato stampa dalla Prefettura.

Ma da quel momento la macchina dei soccorsi comincia a funzionare, arrivano i cani molecolari, il soccorso alpino e tutte le forze possibili ed immaginabili, compresa la principale delle risorse: la comunità sangiovannese. Pastori, cacciatori e appassionati di sentieri spontaneamente si attivano per contribuire alle ricerche. È una comunità intera unita, col battito del cuore sospeso.

Il 15 agosto viene diffuso l’audio della chiamata. È qualcosa di atroce, ma in tanti aspettavamo quella voce, quasi a volere ancora un’ulteriore conferma che quella richiesta di soccorso fosse reale. È il dramma enfatizzato a smuovere gli animi?

Quell’audio abbiamo scelto di non pubblicarlo. Forse era un elemento utile al pathos ma non alle ricerche.

Nel frattempo si mobilitano ambasciata e consolato francese, addirittura arrivano a Sgap le forze dell’Interpol. La vicenda balza agli onori delle cronache internazionali e allora no, non si possono fare brutte figure, siamo una Nazione seria.

Alle 19e30 del 18 agosto 2019 viene ritrovato il corpo senza vita di Simon Gautier, “sotto Ciolandrea”.

Ci teniamo fuori dalle disquisizioni tecniche sulle capacità tecnologiche relative alla localizzazione di un cellulare, certo è che in Italia (nonostante una direttiva europea del 2009) non è ancora disponibile il sistema tecnologico Advanced Mobile Location (AML), grazie al quale, pure in assenza di rete internet, dallo smartphone di chi richieda il soccorso parte immediatamente un sms al 112 che comunica le coordinate GPS corrispondenti esattamente al punto in cui si trova la vittima". Siamo sicuri che se ci sono delle responsabilità da accertare la Procura di Vallo della Lucania ha le competenze ed il coraggio di accertarle; il resto sono congetture linguistiche che come al solito lasciano il tempo che trovano.

Alcune riflessioni però vogliamo farle, prima di lasciare nuovamente il sipario alla quiete e alla memoria di quanti effettivamente ricorderanno ancora quanto successo dopo essere ritornati alla mondanità del quotidiano, anche al rischio di essere impopolari. Non siamo alla ricerca di consensi. Ma non si può non ripartire senza che questa storia possa davvero insegnarci qualcosa.

Non può un giovane, per quanto esperto e voglioso di trovare il proprio io e il contatto con la natura, “avventurarsi” in sentieri impervi senza gli strumenti adeguati; sarebbe bastato un dispositivo satellitare Gps che chi fa escursionismo deve avere, anche per non mettere a repentaglio la vita di eventuali soccorritori. In tanti, volontari e non, si sono spesi alla ricerca di Simon lasciando famiglie ed altri impegni per giorni, inseguendo quella speranza di ritrovarlo ancora in vita. Abbiamo visto la fatica ed il sudore solcare i volti e quel senso di umanità che ci contraddistingue dalle altre specie animali.

Prima e dopo di Simon Gautier, ci sono stati 5 inglesi smarriti sempre nei pressi della Molara e recuperati solo in tarda serata, così come un altro gruppo di stranieri rimasto nella stessa zona senza bussola. Senza dimenticare l’escursionista che seguendo il sentiero di Sant’Iconio a Marina di Camerota era finito ad un passo dal precipizio, prima di essere salvato da un elicottero dei vigili del fuoco. Certo, pur volendo sottolineare le negligenze proprie degli avventurieri non può un territorio promuovere fortemente gli sport outdoor, il trekking e poi essere sprovvisto di strumenti per fronteggiare eventuali emergenze. Mancano le guide CAI e tutto quello che ne consegue. La mappatura e la verifica della sentieristica sono operazioni che vanno fatte ogni anno mettendo in sinergia associazioni (che da anni si impegnano per valorizzare le nostre bellezze), operatori turistici ed Enti, altrimenti passerelle e vetrine restano specchietti per le allodole. Così come è giusto dire che lì dove si è spinto Simon non esiste sentiero se non un passaggio per le capre.

Non ci è piaciuto un certo giornalismo becero e senza scrupoli, accompagnato dalla smania social degli Oronzo Canà di turno.

Non si è ben compresa la mancanza di “comunicati ufficiali” da parte del cosiddetto “nucleo operativo” e l’attesa del soccorso alpino per avere una sorta di ufficialità. Le gerarchie militari ed istituzionali dovrebbero andare di pari passo con il diritto di cronaca degli eventi anche perché la mancanza di informazioni ufficiali alimenta poi a sua volta i leoni da tastiera e le ricostruzioni alla Sherlock Holmes. Nell’era della comunicazione a tutto tondo, non ci si può affidare ad una comunicazione così frammentaria proprio in un campo di assoluta necessità: l’emergenza.

Non ci convince neanche l’idea di intitolare il pianoro di Ciolandrea a Simon con tutte le buone intenzioni di questo mondo a fondamento della proposta; di “isole del Giglio” con i “selfiesti” pronti ad immortalarsi ne abbiamo già una.

La terra è desolata, ma non muore essa continua a vivere, per cui da parte nostra, nei giorni in cui l’amazzonia brucia, giunge la proposta di piantare un albero (o anche più di uno) per ricordare Simon. E magari una croce, come fatto da sempre per simili disgrazie. Ci faremo carico come “MediaPyros” di effettuare tutte le richieste del caso.

Che oggi si nomini il “nostro” pianoro e tutto quel verde che si amalgama all’immenso blu per ricordare una tragedia fa un po' male al cuore, sangiovannesi e non.

Tuttavia questa vicenda ci ha voluto far riscoprire la SACRALITA’ di quei luoghi a volte violati, dove il silenzio regna e dovrà regnare, si spera con maggiore consapevolezza, per i prossimi anni.

Oggi il silenzio è Simon Gautier.

Il direttore Alberico Sorrentino e la redazione.

Pyros esprime un sentito cordoglio ai familiari e agli amici di Simon Gautier e ringrazia, ancora una volta, tutti coloro che in qualunque modo si sono adoperati nelle ricerche.

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