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Il Cilento saluta Giuseppe De Vita, testimone e poeta della tradizione



Ci ha regalato ritratti di vita contadina, oggetti e ricordi di un tempo perduto eppure così vivo dentro ogni cilentano, la naturalezza della lingua dialettale. Giuseppe de Vita nasce a Moio della Civitella nel 1942 e dal ’74 ha vissuto ad Avigliano con la sua famiglia.
Tra le sue raccolte poetiche ricordiamo “Cche sì Ciliento mia!”, “Orla mari”, “Fronne r’aulivo”, “Gente Lucana” e “Ereva re viento” ma sin dalla sua tesi di laurea presso il Politecnico di Napoli “Le potenzialità turistiche del Cilento” era presente la sua terra di cui è stato sempre innamorato.

E’ per questo che il Cilento saluta oggi uno dei suoi figli più affezionati.

L’artista Angelo Loia, nipote di Giuseppe De Vita, ce lo racconta come un uomo sì con i piedi per terra ma grande e libero sognatore, curioso e attento al circostante. “Mi ha trasmesso un approccio filosofico alla vita, basato sulla cultura e l’attaccamento alla propria terra, al rispetto verso di essa e verso tutti. Ricordo da quando ero giovanissimo la sua dedizione continua allo studio e alla lettura come cibo quotidiano. Il rapporto avuto con lui e con zio Nello (ndr Aniello De Vita, autore dell’inno “So’ nato a lu Ciliento”) è stato molto importante per la mia formazione, ha alimentato quella che poi è diventata la mia condizione di musicista e di uomo; mi ha anche insegnato a relazionarmi con tantissime persone, di qualunque grado o preparazione. La cura della forma e del contenuto, attraverso la curiosità, lo studio, l’approfondimento le devo senza dubbio a loro!”. 

Giuseppe De Vita è e resterà sempre un testimone della bellezza e della semplicità intese come valori autentici della terra cilentana e ci ha insegnato, nell’era della globalizzazione, che niente ci appartiene di più della lingua dei nostri padri, che è da lì che veniamo ed è solo lì che possiamo davvero incontrarci e riconoscerci.

Una delle sue poesie preferite del resto era “Dde mmano” dedicata a suo padre contadino e alle mani sempre impegnate a lavorare.

A noi piace salutarlo, condividendo con i lettori una sua poesia: “Che ssì Ciliento mia!”

chhe ssì Ciliento mia! / ‘nna seleva ‘nserrata r’aucieddi / ‘nno scuoglio ‘ntrattenuto ra lo mari / li capiddi tuoi sò l’aulivi / scegliati e pettenati ra lo viento!

cChe ssì Ciliento mia! / re siddi e dde castagne sàpe l’aria / c’addòra re ìnestre e dde mortèdda / e si sagli a la Maronna re lo Monte / te pare r’acchianare ‘mparaviso!

cChe ssì Ciliento mia! / la gente toa, spersa ppe lo munno, / te porta ‘nfunno a li penzieri suoi / e sulo sperisce re venì a murì / ‘mpere a ‘nna chianta re fico o r’aulivo!

che ssì Ciliento mia! / terra voita e senza patruni / cco ciento paesieddi scarcagnati / ca si nge nasci, com’a ‘nno crapetto / subbito sai cos’è la libbertà!

Enza De Martino

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