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A Scario una barca da pesca dedicata a Papa Francesco. La storia arriva su Avvenire.it



"Caro Avvenire, invio un’immagine colta durante una escursione fatta nel porticciolo di Scario nel Cilento. Si tratta non di una grande imbarcazione e neppure di un peschereccio, ma di una piccola barca mossa, come si può vedere, da un motore di pochi cavalli, con le reti ancora non riordinate dopo la pesca. Anche lo scafo è “vissuto”. A bordo poveri attrezzi consumati dal tempo degli orologi e dal tempo delle intemperie". 

Inizia con queste parole la lettera inviata al giornale Avvenire da un lettore, Lucio Coco Bée. Ma perché inviare una foto di una imbarcazione di Scario al noto quotidiano cattolico? il motivo è spiegato proprio dall'attento turista: "Il mestiere del pescatore è duro e in questa zona ormai se ne contano pochissimi. Eppure a dispetto dell’età e della fatica, anzi quasi a sfidare tutte le difficoltà di un’esistenza fondata sull’elemento liquido e rischioso del mare che nulla può assicurare sia in termini di pescato che di sicurezza, sulla fiancata, è tracciato con una vernice più recente delle altre, il nome dell’imbarcazione: Papa Francesco”.

"Forse ciò che ha spinto il pescatore a cambiare nome alla barca - continua la missiva - è stata la simpatia per questo pontefice che sempre parla di chi va per mare. Forse ha pensato che i pericoli di quelli che affrontano il Mediterraneo in cerca di una vita migliore sulle sponde più ricche di questo stesso mare, le fatiche di questi ultimi della storia e del mondo sono un po’ simili alle sue. Anch’egli infatti è uno che non ha volto e non ha un nome, e tutto quello che ha è legato a un molo di un porto dove, poco più in là, ben altre barche sono ormeggiate. Si tratta di yacht, di velieri con due o tre alberi. Tutto un altro mondo, rispetto al suo. Un mondo che neppure ci pensa – immagino – a ribattezzare il proprio natante con il nome che ha scelto questo pescatore anonimo".

La lettera è stata poi commentata dalla giornalista Marina Corradi: "È piccola e ingenua, nel suo celeste chiaro, la barca colta dallo sguardo del signor Coco. Frusta di anni, i legni logori di mille onde, i remi usurati. Tuttavia, così piccola, ha qualcosa di intrepido. Si capisce che chi la conduce non ha paura di sfidare il mare, da solo. È sempre tornato a casa, e confida che Dio lo proteggerà ancora. O forse, di più, si affida: che sia fatta la sua volontà. “Papa Francesco”, così l’ignoto pescatore, che immaginiamo non più giovane, ha ribattezzato la sua barca. Come per una affinità o una simmetria, come volendosi dare un compagno, nelle silenziose albe sul mare".

Vai al link per leggere integralmente i testi trattati nell'articolo.

 

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