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Il dott. Nicola Cobucci presenta ''Jose Ortega'' (FOTO)



Il 24 agosto ha avuto luogo un evento molto particolare per il paese di Bosco: un prepotente ritorno della storia del centro abitato e del Cilento tutto, grazie alla presentazione del libro del dott. Nicola Cobucci sull’importante artista Josè Ortega.

José García Ortega (Arroba de los Montes, 1921 – Parigi, 24 dicembre 1990) è stato un pittore e scultore spagnolo. Fu rappresentante del realismo sociale della Guerra civile spagnola e uno dei membri del gruppo "Estampa popular", di cui fu anche fondatore. A tredici anni si trasferì a Madrid dove iniziò a realizzare i suoi primi dipinti e prese parte ai circoli antifranchisti, legando così le sue esperienze successive e la sua opera al forte impegno politico e civile. A 26 anni fu condannato per reati di opinione, e dopo il carcere nel 1952 uscì il suo primo ciclo di xilografie. Nei primi anni sessanta iniziò il suo lungo esilio, che nel 1973 lo portò a Matera, e nel 1980 a Bosco, di cui è stato una figura fondamentale.

L’evento, coordinato dal giornalista Pino Blasi ha visto, dopo i saluti del sindaco Ferdinando Palazzo, che si è detto orgoglioso dell’iniziativa, l’intervento dell’avvocato Franco Maldonato (curatore della Rassegna "Storie...in Piazza", che ha ospitato l'evento), che leggendo dei passi dal testo come da consuetudine ha presentato sia l’opera che il suo soggetto, mostrando un elemento particolare che lo caratterizzava, ovvero il forte contatto con le cose, la natura e in particolar modo il monte Bulgheria, evidenziando la sua concezione della vita strettamente legata all’arte, vista non come una forma di intrattenimento, ma come una missione morale e civica.

La parola è poi passata alla nuova direttrice del Museo Ortega, Anna Maria Vitale, che ha presentato l’esposizione permanente e successivamente messo in evidenza le caratteristiche del libro, definito introspettivo e ben documentato, grazie ad esclusive foto, ricordi, passi di giornale e simili, che rendono il testo un documento unico, che così sopperisce ad un grave vuoto informativo sull’artista spagnolo.

Si giunge all’intervento del padre dell'opera, molto appassionato e coinvolto emotivamente, essendo stato uno dei più grandi amici dell’artista mentre risiedeva a Bosco, e di cui mantiene sempre vivo il ricordo. Il dott. Cobucci riporta un’immagine dell’artista molto ricca e sfaccettata, descrivendo il suo carattere, il suo amore per la gente umile e sofferente, a cui si sentiva sempre vicino. Un excursus a tutto tondo, dall’odio verso il potere ai materiali poveri che Ortega utilizzava per trasmettere i suoi messaggi, per mostrare la bellezza attraverso la povertà. Ogni parola pronunciata dall’autore e amico trasuda un profondo affetto, costantemente percepibile, trasmettendo così tutta la passione per un personaggio artistico di grandissimo valore, che con quest’opera viene degnamente riportato tra noi.

Giuseppe Grieco

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