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Il virus nella storia: La peste Antonina



Pubblichiamo l’intervento arrivato al nostro giornale con un excursus storico in tema di “Virus” ringraziando l'autore, il prof. Aniello Fariello, che da sempre regala ai lettori di Pyros spunti di riflessione culturale.

In fatto di virus…

Noi siamo italiani, ma la nostra stirpe è ROMANA. Oggi ce l'ha spedito la "CINA", ma nel 165-180 d.C. fu portata dalle truppe romane di Lucio Vero di ritorno dalle campagne militari contro i "PARTI". Era chiamata "PESTE ANTONINA", nota anche come peste di "GALENO", descritta da questo grande medico anche come pandemia di vaiolo o morbillo. L'epidemia avrebbe causato la morte dell'imperatore Lucio Vero, morto nel 169 co-reggente con Marco Aurelio il cui patronimico, Antoninus, diede il nome all'epidemia.

Il focolaio scoppiò di nuovo nove anni dopo, secondo lo storico Cassio Dione, e causò fino a duemila morti al giorno a Roma, un quarto degli infettati. La peste avrebbe imperversato nell'Impero per quasi trent’anni, facendo le stime tra i 5 e i 30 milioni di morti e decimò l'esercito romano. Le fonti antiche concordano sul fatto che l'epidemia apparve la prima volta durante l'assedio portato dai Romani a Seleucia, nell'inverno del 165-66. Ammiano Marcellino afferma che la peste dilagò fino alla Gallia ed alle legioni stanziate lungo il Reno. Eutropio asserisce che moltissime persone morirono in tutto l'Impero.

Perché GALENO.

Questo medico e scrittore greco, Galeno, viaggiò da Roma a casa sua in Asia Minore. Tornò a Roma nel 168, quando fu convocato dai due Augusti. Era presente allo scoppio dell'epidemia tra le truppe stanziate ad Aquileia nell'inverno del 168-69. Il medico descrive la peste come "grande" e di lunga durata, e cita febbre, diarrea e infiammazione alla faringe, oltre ad eruzioni della pelle, a volte asciutte ed altre volte purulente, che apparivano verso il nono giorno di malattia. L'epidemia ebbe drastici effetti sociali e politici in tutto l'impero romano.

Barthold Georg Niebuhur conclude che "nel momento in cui il regno di Marco Aurelio ha un punto di svolta in molte cose, soprattutto letteratura ed arte, non ho dubbi che questa crisi fosse dovuta a questa peste. Il mondo antico non si riebbe mai dal colpo inflitto dalla piaga che lo visitò durante il regno di Marco Aurelio. Anche quando le truppe imperiali si mossero verso est sotto il comando dell'imperatore Vero, dopo che l'esercito di Volgasse attaccò l'Armenia, le difese romane dei territori orientali furono limitate dalle numerose perdite subite dalle truppe per via della pandemia. Questa infettò anche i popoli germanici e galli posti all'esterno dei confini dell'impero.

In ultimo la Peste Antonina fu un duro colpo dello Stato, che non riusciva a riscuotere le imposte, rendendo le strutture burocratiche e amministrativa difficili da mantenere. Secondo molti studiosi, quello fu il momento che diede l'avvio al declino economico dell'impero romano, aprendo la strada a squilibri che non sono stati più sanati, nonostante l'impero abbia proseguito per secoli tra altri e bassi.

Speriamo che l'Italia non si adegui!

Chiudo con Marco Aurelio...

Durante la campagna germanica, Marco Aurelio scrisse anche la sua opera filosofica intitolata "Colloqui con se stesso", ed afferma che la pestilenza attorno a lui era meno letale della menzogna, del comportamento maligno e della mancanza di vera comprensione. All'imperatore è inoltre stata attribuita la seguente frase, pronunciata poco prima di morire:

"Perché piangete voi per me, e non pensate piuttosto alla pestilenza ed alla morte comune?"

Noi siamo di stirpe romana e, certamente, tanti italiani l'hanno già detto e lo diranno... Speriamo che siano molto, ma molto pochi... e che non ve ne siano più...

Chiudo con due poeti: Nicolò Luccardi: “qui dove alberga il silenzio...” aggiungendo Metastasio: “Dovunque il guardo giro, // immenso Dio ti vedo...”.

Aniello Fariello

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