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Un viaggio tra i beni culturali e ambientali del Cilento: terza tappa a Bosco, San Giovanni a Piro e Scario



Ci risiamo: terza escursione nelle meraviglie del Cilento. Domenica 18 ottobre 2020. Dopo una decisione presa all’ultimo istante, dato il momento contingente (Covid), ci siamo riuscite! Pronte di nuovo a scoprire e a studiare insieme a tutti voi i tesori della nostra Terra: Bosco, San Giovanni a Piro, Scario. I tre paesi si trovano nella provincia di Salerno, nella zona sud del Cilento, alle pendici del Monte Bulgheria, nel Parco nazionale del Cilento e si affacciano sul Golfo di Policastro, distanti circa 30 Km da Centola (il nostro paese d’origine).

Sicure di trovare Emilia Pirozzi, collega di San Giovanni a Piro, che ci accompagnerà nel percorso dopo aver contattato altri amici disponibili a vivere questa giornata con noi, partiamo da Centola alle ore 8,30 in Panda. Arriviamo a Bosco e appena parcheggiata l’auto, incontriamo subito una persona li per caso, alla quale chiediamo se siamo lontani dal museo Ortega, e lui simpaticamente ci risponde che siamo vicini ed aggiunge “io ho conosciuto Josè Ortega di persona; una mattina mentre ero intento a svolger il mio lavoro e a pitturare il portone di ingresso della Chiesa di San Rocco egli mi disse di farlo di colore nero ed io ho eseguito e ricordo la persona umile e speciale che era”(Fig.1). Intanto, arriva Emilia insieme a sua cugina Francesca e i suoi due figli: Settimio e Melissa. Ci siamo avviate verso il Museo Ortega dove, ci stava aspettando il Signor Filippo Grizzuti che gentilmente è venuto ad aprirci. E lì abbiamo trovato Josè Ortega con le sue opere realiste e rappresentative di uomini semplici e umili e dove si nota la maestria dei colori e della luce, messaggi chiari: la vita, la morte, la guerra, la pace, la bandiera, il sangue; troviamo anche delle opere di cartapesta dove il pittore ha dato tridimensionalità alla sua pittura. Jose’ Ortega (Arroba De Los Montes 1921 - Parigi 1990) è stato un pittore e uno scultore spagnolo, allievo e amico di Picasso. Durante il regime di Franco, a ventisei anni è condannato per reati di opinioni e arrestato per quattro anni e poi costretto ad andare in esilio. Nei primi anni sessanta si trasferisce a Parigi dove, gli è assegnata la medaglia d’oro per la sua azione di lotta per la libertà. Tra il 1969 e il 1970 lavora alle incisioni riguardanti il tema della guerra civile spagnola. Nel 1980 lascia la Spagna per tornare in Italia ed è qui che arriva a Bosco dove egli ritrova la sua amata Spagna. Nei tratti dei contadini, nell’animo degli abitanti Ortega s’innamora del Cilento attraverso la sua storia, i moti cilentani. A tal proposito scrive: “Sto bene qui, ho trovato un’angoscia e una miseria che sono quelle della mia gente e perché i colori sono quelli della mia terra. Sono rimasto perché la pelle dei braccianti è scura e secca, come quella dei contadini spagnoli” (Figg. 2 - 3).

E cosi, dopo aver conosciuto l’animo nobile e la maestria di Josè Ortega attraverso le sue opere, siamo andate a vedere un’altra grande sua opera: un murales di maioliche, che lo stesso autore ha realizzato nel 1980 in uno slargo all’entrata del paesino. Il murales, formato da 196 piastrelle di maiolica, ricorda la strage dei Moti cilentani; azione, lotta, pace, libertà, passione, bandiera, amore, sono i sentimenti che si avvertono dai personaggi presenti sul murales (Fig 4). Da qui poi ci siamo recate alla casa di Ortega situata nell’omonima piazza in prossimità della Chiesa di San Nicola: da qui si apre alla vista e all’animo un bellissimo panorama del Golfo di Policastro e delle coste lucane e calabre. Non abbiamo potuto visitare l’interno della casa Ortega ma già il luogo, dove si trova, l’architettura e i particolari esterni ne evidenziano la grande bellezza (Fig.5).

Felici e accompagnate sempre da Emilia siamo salite in auto e ci siamo recate a San Giovanni a Piro (Bosco e Scario sono le frazioni di San Giovanni) per visitare il Cenobio basiliano (Fig.6), dove troviamo l’eccellente guida, la Signorina Daniela Paladino, che ci ha riportato all’anno 990 d.C. quando i monaci basiliani provenienti dall’Epiro fondarono in località Ceraseto l’Abbazia di San Giovanni Battista. Il cenobio fu uno dei più importanti monasteri del monachesimo greco dell’Italia Meridionale. E’ posto alle falde del monte Bulgheria, e costituiva un rifugio sicuro e inattaccabile. Nel corso dei secoli si sono succeduti abati, cardinali illustri. Fra gli amministratori più illuminati deve essere annoverato l’umanista Teodoro Gaza (nato a Tessalonica e morto qui), che arrivato nel XV sec fece rifiorire la badia dotandola di una ricca biblioteca (molti volumi finirono in Vaticano). Nel 1584 il cenobio entrò a far parte del patrimonio della Cappella Sistina. Con l’Editto Napoleonico (12/06/1804) il Cenobio finì per ricoprire la funzione di cimitero.

Oggi ne restano imponenti ruderi, che stiamo qui a contemplare per l’estrema bellezza e storia, fra cui i resti della Chiesa di San Giovanni Battista e una torre merlata. Nel corso dei secoli vari sono stati i restauri (2004 - 2007) che hanno portato alla scoperta di affreschi come quello di Sant’Antonio (Fig 7).

Al cenobio di San Giovanni a Piro appartenne un prezioso manufatto ritenuto di epoca bizantina, un portareliquie contenente frammenti della Croce, più precisamente, una stauroteca (Σταυροσ τεκε, stauros Croce, tèke = custodia) notevole e rara (Fig. 8). Lo studio condotto dallo storico Angelo Lipinskj ci consente anche di seguire tutto il percorso che ha portato la stauroteca a Gaeta. Nel 1534 il cardinale Tommaso De Vio la trovò nel cenobio cilentano di cui era abate commendatario e la donò alla cattedrale di Gaeta, città natale, per essere poi ceduta al museo diocesano della città.

Lasciamo Daniela che ci ha fatto fare questo fantastico tuffo nel passato e raggiungiamo in auto il “Pianoro di Ciolandrea” e qui si apre alla nostra vista uno scenario indescrivibile e mozzafiato (Fig.9): una distesa immensa di mare con la vista di quattro regioni: la Campania con il Golfo di Policastro e la costa della Masseta; la Basilicata con la sua costa e il Cristo di Maratea, la Calabria e l’arcipelago Siciliano delle isole Eolie (Fig.10). Da qui partono degli itinerari escursionistici e passeggiate meravigliose. Il panorama è cosi sorprendente e immenso che nell’agosto del 2019 è stata inaugurata una terrazza comprendente due parti: la parte più alta vede un pavimento in pietra e parapetti in vetro, sotto, invece c’è un grande manto verde con panchine e staccionate in legno. Qui abbiamo incontrato anche un’amica carinissima che ha casa a San Giovanni: Mariella Nuvoletta.

Lasciamo questo posto incantevole e ci rechiamo al Santuario di Maria Santissima di Pietrasanta. La nascita del Santuario, collocato su un’altura che domina il paese di San Giovanni a Piro, è legata a una leggenda che narra dell’apparizione della Vergine a due pastorelli che avevano smarrito un agnello presso una fonte, situata ai piedi di una grande roccia, la cui acqua, conosciuta come “Acqua della Manna”, viene ancora oggi somministrata agli infermi poiché ritenuta miracolosa. Furono i monaci Basiliani del vicino Cenobio di S. Giovanni Battista a scolpire, verso il 1200, sulla monolitica punta del monte Piccotta, la statua della Madonna formando un solo corpo con la nicchia incavata nella pietra. La cappella rupestre con una piccola abside semicilindrica dedicata alla Vergine, capace di contenere in origine appena poche decine di persone, fu in seguito più volte ingrandita. Della costruzione originaria rimane, oggi, solo una parte dell’abside. L’edificio è costruito a una sola navata e caratteristico ne è lo sviluppo non essendo allineata al presbiterio, poiché questo fu realizzato sul fermo della roccia, a occidente, su un piano irregolare. Alla chiesa sono annessi alcuni locali una volta utilizzati come abitazione. All’esterno, a sinistra, accanto alla sacrestia, sempre sul picco della roccia si eleva il campanile a tre piani, con due campane. A pochi passi sotto il campanile c’è una sorgente da sempre ritenuta miracolosa (Figg.11 – 12 - 13). Qui troviamo un’altra preziosità: alla parete della Chiesa ci sono delle pergamene di Carmelo Fasano, Comandante della Polizia Municipale di San Giovanni a Piro, ormai, apprezzato Maestro amanuense! In occasione della Festività di San Giuseppe, ha dedicato una splendida Pergamena a tutti i papà del mondo: " a tutti quelli che dimorano in Paradiso e a quelli presenti". Nel 1988, il Maestro Carmelo Fasano trascrisse la Costituzione della Repubblica Italiana, in occasione del quarantennale, e la dedicò al popolo di San Giovanni a Piro. Il Sindaco, avv. Felice Palazzo, amato zio dell'attuale primo cittadino avvocato Ferdinando, lo onorò con una delibera di plauso. Fasano l'ha ricopiata di nuovo, dopo 30 anni, per le future generazioni, nel ricordo imperituro dello storico Sindaco di San Giovanni a Piro – Bosco - Scario. La Costituzione, trascritta con inchiostro indelebile e caratteri gotici, si può ammirare nel’Aula Consiliare del Comune (Figg.14-15-16).

Decidiamo di lasciare il santuario, e con le auto seguiamo Emilia per raggiungere Scario, e qui a sorpresa non percorriamo la strada provinciale che collega i due paesi ma Emilia ci porta per una stradina con villette, tanto verde e una veduta spettacolare del mare, con tante curve. Arriviamo sul lungomare di Scario dove, si ergono in una piazza meravigliosa e larga la Chiesa dell’Immacolata e il campanile.

Già dal XVII sec. si hanno notizie della presenza di una piccola cappella dedicata a S.Maria della Consolazione. Al suo posto nel 1880 si cominciò a costruire la Chiesa dell'Immacolata Concezione che fu elevata nel 1909 per poi diventare parrocchia nel 1931. Nel 1912 il pittore lucano Pasquale Iannotti affrescò la volta dell'abside e dipinse il soffitto ligneo della chiesa con una bellissima immagine dell'Immacolata. La chiesa fu arricchita poi dall'artigiano locale Vito Colicigno con arredi liturgici su disegni di Monica Hannasch che è un'artista tedesca di adozione scariota famosa nel mondo per i suoi batik. Sulle pareti laterali troviamo quattro quadri che rappresentano l'Annunciazione, la Natività, la Pentecoste e la Crocifissione con la particolarità di essere ambientati proprio a Scario e sono un'opera di Andrea Fersula. Il campanile accanto alla chiesa risale ai primi del '900.

Nell'Agosto del 1846 un veliero proveniente da Napoli in rotta per la Sicilia si trovò in balia di una tempesta. Il capitano promise che se la madonna li avesse protetti avrebbe lasciato la piccola statua nel primo porto dove, la nave avesse trovato riparo. Il 10 agosto il veliero entrò nel porto di Scario e da quel giorno si venera la Vergine ogni anno ricordando l'evento con una spettacolare processione per mare (Figg.17-18).

Si è fatto tardi e decidiamo di ritornare a casa, abbiamo salutato Emilia con un omaggio floreale e siamo partiti con il cuore, l’animo e la mente pieni di tanta bellezza.

Un saluto a tutti voi e…. alla prossima.

Angela Natale e Pina Valente, 8 novembre 2020

 

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