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Covid: la testimonianza dell'infermiere di San Giovanni a Piro



Abbiamo raccolto la testimonianza di Giovanni Magliano, infermiere di San Giovanni a Piro, in servizio presso il centro di Rianimazione dell’Ospedale dell’Immacolata di Sapri. Giovanni è risultato positivo al Coronavirus, dopo essere entrato in contatto con una paziente nel reparto.

La signora era stata trasferita dal Cardarelli di Napoli sabato 16, dopo essere risultata negativa al tampone molecolare fatto due giorni prima. Arrivata direttamente al Pronto soccorso di Sapri, è stato eseguito, come da protocollo, un test antigenico risultato anch’esso negativo.  E’ stata così trasferita in rianimazione e solo allora è risultata positiva all’esito di un ulteriore tampone molecolare, eseguito come da prassi.

"Tutti i protocolli sono stati rispettati e non c’è stata leggerezza o imprudenza, non trattandosi di un caso Covid né accertato né sospetto". Giovanni ci tiene inoltre a precisare che subito ha proceduto a mettersi in isolamento sin dal primo contatto, come già in altre occasioni era successo. "Il virus è subdolo ed insidioso e un infermiere vive sempre con la preoccupazione e la responsabilità anche nei confronti della propria famiglia". Famiglia che, per precauzione, è stata sottoposta a tampone e tutti sono risultati negativi.

Noi auguriamo a Giovanni una pronta guarigione e di poter tornare presto dai suoi cari che sono stati per tutto il tempo della nostra chiacchierata il suo pensiero principale, prima della sua salute stessa. Perché, in questi casi, forse ci dimentichiamo della pressione psicologica che particolari situazioni come queste determinano.

Al di là del merito, mi è venuto in mente quel disegno, che è subito diventato famoso, dell’artista Banksy raffigurante un bambino che lasciava nel cesto dei giocattoli Batman e l'Uomo Ragno, preferendo un nuovo supereroe: un'infermiera.

Mi è venuto in mente che Giovanni non era andato ad una festa né ad un ballo, quando è rimasto contagiato.

Era andato a svolgere il proprio lavoro di infermiere e, sicuramente non crede di essere un supereroe, ma ogni giorno come gli altri infermieri, i medici e tutto il personale sanitario rischia più di chiunque di noi altri per andare a compiere il suo dovere che è quello di stare accanto agli ammalati in un reparto particolarmente delicato come quello della Rianimazione. Era andato a curare la salute degli altri, anche mettendo a rischio la propria.

Si diceva che l’esperienza di questa pandemia ci avrebbe reso migliori e più uniti. E invece sembra che venga più facile ogni volta alzare il dito e additare colpe, essere parte di quel circuito a cui non sembra interessare nemmeno di essere realmente informato.

Un detto dice che prima di giudicare qualcuno, bisognerebbe camminare per tre lune nelle sue scarpe. Ma forse non servirebbe nemmeno arrivare a tanto. Basterebbe un po’ di quell’usanza tanto dimenticata che è il rispetto. Basterebbe solo questo, per renderci davvero migliori.

Enza De Martino

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